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PHOTOGALLERY: GALLERY 1922 - 1928
1922-1928 LA COSTRUZIONE E LE PRIME CORSE SUI TRACCIATI ORIGINALILa costruzione dell'Autodromo di Monza fu decisa nel gennaio del 1922 dall'Automobile Club di Milano, con lo scopo di celebrare il venticinquesimo anniversario di nascita dell'Associazione: questa infatti era sorta, sia pure in forma embrionale, nel marzo del 1897. La realizzazione di un impianto fisso ed autonomo da destinare alle competizioni motoristiche ed alle prove sperimentali era suggerita dalle esigenze tecniche e commerciali delle varie case costruttrici nazionali che, anche in quel tempo, guardavano alla esportazione verso i mercati esteri come ad una fase di sviluppo dell’attività produttiva.
Un altro argomento stimolante era rappresentato dai buoni risultati tecnici e sportivi scaturiti nel primo Gran Premio automobilistico d'Italia che era stato disputato nel 1921 sul veloce, ma non sufficientemente attrezzato, circuito semi-permanente di Montichiari nei pressi di Brescia; su tale circuito il francese Goux su Ballot aveva stabilito la rispettabile media di quasi 145 Km orari su una distanza di 519 chilometri. Il problema primario da risolvere era quello di reperire una sede degna del Gran Premio automobilistico d'Italia che mirava a ricalcare i fasti del già affermato Gran Prix dell'Automobile Club di Francia, nato agli inizi del secolo; infatti ormai da quasi 70 anni Monza, che rappresentò la scelta definitiva, ha costituito il palcoscenico naturale della massima competizione automobilistica del nostro Paese.
Si avvertiva nel contempo l'esigenza di disporre di un impianto stabile che consentisse di svolgere prove sperimentali di ogni tipo con autoveicoli e motoveicoli; pertanto furono inclusi nel progetto di massima settori che avrebbero permesso lo sviluppo continuo delle velocità più elevate raggiungibili a quell'epoca, affiancati da settori di conformazione più varia e capaci di sollecitare il complesso degli organi meccanici. Per la localizzazione geografica dell'Autodromo furono prospettate varie ipotesi, le più consistenti delle quali riguardavano la zona della ,“brughiera” di Gallarate, dove sorge oggi l’aereoporto internazionale della Malpensa, nonché un'area che si trovava nel rione, allora periferico per Milano, della Cagnola.
Le bozze di progetto per queste due soluzioni prevedevano un circuito ad anello perimetrale con eventuali tracciati complementari all'interno, La decisione adottata in via definitiva fu tuttavia quella di optare per il parco della Villa Reale di Monza che in quel tempo era affidato all'Opera Nazionale Combattenti. La scelta monzese presentava diverse condizioni ideali perché consentiva la disponibilità di un'ampia area libera in un parco recintato, a breve distanza da Milano e con possibilità di facile collegamento.
Per la realizzazione dell'autodromo fu costituita presso l'Automobile Club di Milano la Società Incremento Automobilismo e Sport (S.I.A.S.) a capitale interamente privato e presieduta dal senatore Silvio Crespi, società che doveva provvedere alla costruzione ed alla gestione dell'impianto. Il compito di redigere il progetto fu affidato all'architetto Alfredo Rosselli. In fase preliminare si era pensato ad un autodromo comprendente una pista di velocità e un anello stradale affiancati, dallo sviluppo complessivo di 14 chilometri e dal costo preventivato in 6 milioni di lire.
La prima pietra fu collocata da Vincenzo Lancia e Felice Nazzaro alla fine di febbraio del 1922, ma qualche giorno più tardi si manifestarono le prime perplessità di carattere ecologico con un intervento del sottosegretario alla Pubblica Istruzione il quale ordinò la sospensione dei lavori per motivi di "valore artistico, monumentale e di conservazione del paesaggio" Nell'intricato sviluppo delle polemiche prevalse la tesi dell'assoluta necessità di un autodromo, anche se di più ridotte dimensioni rispetto al progetto originario, ed alla finedi aprile arrivo’ il benestare ufficiale. Sopra un'area di 340 ettari fu pertanto realizzato un circuito dalle caratteristiche analoghe a quelle previste in origine, sia pure con lo sviluppo complessivo ridotto a 10 chilometri.
I lavori iniziarono il 15 maggio con l'impegno che fossero ultimati entro il 15 agosto: vi furono adibiti 3500 operai, 200 carri, 30 autocarri ed una ferrovia Decauville di 5 chilometri con 2 locomotori e 80 vagoni. L'autodromo fu costruito nel tempo record di centodieci giorni e la pista fu percorsa nell'intero suo sviluppo per la prima volta il 28 luglio da Pietro Bordino e Felice Nazzaro a bordo di una Fiat 570. Il circuito ideato dall'architetto Rosselli comprendeva un anello per l'alta velocità della lunghezza complessiva di 4,5 chilometri, caratterizzato da due curve sopraelevare su terrapieno che si elevava di metri 2,60 dal livello del terreno, che avevano un raggio di 320 metri e che consentivano una velocità massima teorica di 180/190 chilometri l'ora; le curve sopraelevare erano raccordate da due rettifili lunghi 1070 metri ciascuno la pista stradale aveva invece uno sviluppo di 5,5 chilometri e comprendeva curve di diverso raggio - da un massimo di 600 metri ad un minimo di 90 metri - con larghezza massima della sede stradale di 12 metri.
I due rettifili principali erano collegati a sud della "curvetta" di 155 m di raggio con lieve sopraelevazione. La pista stradale e quella di velocità si intersecavano a due livelli mediante un sottopasso in zona Serraglio; la pavimentazione dei rettifili era stata realizzata in macadam catramato, mentre quella di tutte le curve era in calcestruzzo, anch'esso catramato il pubblico era ospitato in due zone distinte. Il recinto tribune includeva la tribuna d'onore con una capienza di 3000 posti e sei tribune laterali da 1000 posti ciascuna, tutte costruite in legno e muratura.
Il recinto parco comprendeva gradinate all’esterno delle curve per l'alta velocità, della curvetta sud ed in prossimità della confluenza tra le due piste.L'apertura ufficiale dell'impianto avvenne il 3 settembre 1922 in una giornata di pioggia, alla presenza del Presidente del Consiglio Facta, con la disputa di una gara per vetturette che fu vinta da Pietro Bordino su una Fiat 501 modello corsa.
Il giorno 8 settembre seguì il Gran Premio motociclistico delle Nazioni - conclusosi con la vittoria assoluta di Amedeo Ruggieri su Harley Davidson 1000 e caratterizzato dalla splendida affermazione di Gnesa con la Garelli 350 due tempi nella classe 500 - mentre il 10 settembre si gareggiò per il secondo Gran Premio automobilistico d'Italia che fu appannaggio ancora di Bordino sulla Fiat 804 a 6 cilindri.
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