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1922 - 1928
La costruzione e le prime corse sui
tracciati originari.
1929 - 1939

In seguito all'incidente di Materassi, si usano tracciati alternativi.
1940 - 1954
Dopo l'interruzione per la guerra, riprende l'attività nel 1948.
1955 - 1971
La costruzione della pista di alta velocità e altre importanti opere..
1972 - 1978
Chicanes e varianti per ridurre la velocità
1979 - 1988

Nuove opere per l'ammodernamento dell'autodromo.
1989 - 1997
Il nuovo complesso box e gli interventi per la sicurezza.
1998 - OGGI
I nuovi edifici ospitalità e gli ammodernamenti tecnologici.

PHOTOGALLERY: GALLERY 1955 - 1971
1955-1971 LA COSTRUZIONE DELLA PISTA AD ALTA VELOCITA'

Nel 1955 si decise di realizzare opere che trasformassero l'intero complesso sotto il profilo della funzionalità. Si ripristinò infatti un circuito di complessivi 10 chilometri comprendente, come il progetto originario del 1922, un settore stradale ed un settore d'alta velocità adeguati alle nuove esigenze delle competizioni ed ai tentativi di record. Fu pertanto realizzato un anello con due curve sopraelevare che ricalcava lo schema del 1922, salvo un arretramento a Sud per ricavarvi un sottopasso, con intersezione con il circuito stradale simile a quella originaria. Per quanto concerne il tracciato stradale, ne fu ridotta la lunghezza accorciando il rettifilo centrale e quello delle tribune raccordati mediante la costruzione, a Sud, di una curva a falda unica e lieve inclinazione trasversale, caratterizzata da un raggio crescente verso l'uscita e perciò denominata "parabolica', che andava a sostituire le due curve in porfido, la lunghezza del tracciato era di 5.750 metri.

La nuova pista d'alta velocità misurava 4.250 metri ed era costruita su strutture in cemento armato anziché su terrapieno come l'originale; le due grandi curve sopraelevare, del raggio di 320 metri e con sopraelevazione a pendenza progressiva sino all’80% nella fascia superiore, erano calcolate per una velocità massima teorica di circa 285 km/h. Altre migliorie agli impianti riguardavano la costruzione di due grandi torri con quadri luminosi poste ai lati della tribuna d'onore e di quattordici torrette metalliche (sette lungo il circuito stradale ed altre sette lungo la pista d'alta velocità) per l'esposizione delle classifiche al pubblico sul percorso; di nuovi uffici per la direzione gara, di trentanove box di rappresentanza e di un padiglione stampa a due piani e lo spostamento della tribuna che si trovava all’esterno delle obsolete curve in porfido. Il circuito completo di 10 chilometri fu adottato per il Gran Premio automobilistico d'Italia negli anni 1955, 1956, 1960 e 1961, la sola pista d'alta velocità, oltre che per numerosi tentativi di record automobilistici e motociclistici, venne utilizzata nel biennio 1957-58 per la disputa delle 500 Miglia di Monza, una gara aperta alle vetture della Formula Indianapolis e valida per l'aggiudicazione del Trofeo dei Due Mondi messo in palio dalla pubblica amministrazione di Monza, un primo esperimento per riportare in Europa i celebri campioni e le robuste monoposto americane. L'edizione del 1957 fu pressoché disertata dall'industria europea e soprattutto nazionale.

Jimmy Brian e la sua Dean Van Lines Special vinsero due manches su tre e si aggiudicarono la competizione ad una media generale di 257,594 km/h, con giro più veloce a 282,809 km/h. L'anno successivo si registrò un certo interessamento delle case italiane che schierarono contro gli specialisti di Indianapolis due Ferrari (una di 4.000 ce ed un'altra di 3.000 cc) affidate rispettivamente a Luigi Musso e Harry Shell, nonché una specialissima Maserati sponsorizzata dalla ditta dolciaria Eldorado e pilotata da Stirling Moss. Musso stabili il miglior tempo di prova a 281 km orari, e la vettura, con la collaborazione di Mike Hawthorn e Phil Hill, si classificò al terzo posto nella graduatoria finale, mentre Moss su Maserati-Eldorado fu settimo. Vinse Jim Rathmann su Zink Leader Gard Slp a oltre 268 di media. Scontata l’inesperienza specifica delle vetture italiane, le monoposto statunitensi accusarono sulla velocissima pista di considerevole sopraelevazione soltanto problemi di pneumatici, mentre i robusti telai assorbirono senza fatica le durissime sollecitazioni provocate dalla forza centrifuga.

Un discorso diverso va fatto invece a riguardo delle monoposto di formula l: proprio in quegli anni incominciarono ad affermarsi nuove tendenze costruttive importate dalla tecnica inglese - motore posteriore, telai monoscocca o comunque ultraleggeri - che non si conciliavano con le sollecitazioni imposte dalle curve sopraelevare. Il tragico Gran Premio d'Italia 1961, disputato sul circuito completo di 10 chilometri e funestato dal mortale incidente che costò la vita, all'ingresso della curva "parabolica", al pilota Von Trips della Ferrari e a undici spettatori, segnò la fine dell'uso di tale pista per le monoposto da Gran Premio. Essa fu invece utilizzata per la Mille chilometri di Monza, riservata alle categorie Sport, Prototipi e Gran Turismo, dal 1965 al 1969. La prima edizione, svoltasi sulla pista priva di "chicanes", fu vinta da Parkes-Guichet su Ferrari 330 P2; dal 1966 furono introdotte due "chicanes" fisse all'entrata delle curve sopraelevare ed il tracciato risultò allungato di 100 metri, I vincitori di quelle edizioni furono Surtees-Parkes su Ferrari 330 P2 nel 1966, Bandini-Amon su Ferrari 330 P4 nel 1967, Hawkins-Hobbs su Ford GT 40 nel 1968, Siffert-Redman su Porsche 908 nel 1969. Dal 1970 la Mille chilometri si trasferì sul circuito stradale di 5.750 metti e la prima edizione fu appannaggio di Rodriguez al volante della Porsche 917.

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