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1922 - 1928
La costruzione e le prime corse sui
tracciati originari.
1929 - 1939

In seguito all'incidente di Materassi, si usano tracciati alternativi.
1940 - 1954
Dopo l'interruzione per la guerra, riprende l'attività nel 1948.
1955 - 1971
La costruzione della pista di alta velocità e altre importanti opere..
1972 - 1978
Chicanes e varianti per ridurre la velocità
1979 - 1988

Nuove opere per l'ammodernamento dell'autodromo.
1989 - 1997
Il nuovo complesso box e gli interventi per la sicurezza.
1998 - OGGI
I nuovi edifici ospitalità e gli ammodernamenti tecnologici.

PHOTOGALLERY: GALLERY 1998 - OGGI
1998 - OGGI I NUOVI EDIFICI OSPITALITA' E GLI AMMODERNAMENTI TECNOLOGICI

Il rinnovamento e l’ampliamento delle strutture dell’autodromo, iniziati nel 1989, sono continuati tra il 2001 e il 2003 con opere che ne hanno aumentato la funzionalità sotto l’aspetto sportivo e migliorato le capacità ricettive e di ospitalità.
Il complesso dei box è stato allungato con una nuova campata di 50 metri, sul lato sud, che ha permesso di aumentare da 48 a 60 i box a disposizione delle scuderie e di ricavare nuovi spazi al primo piano per i vari servizi e per la direzione gara. Ora i box hanno una lunghezza complessiva di 254,30 metri. Inoltre l’edificio dei box è stato allargato verso il paddock, passando da una profondità di 12,90 metri a una di 21,50. Un’altra novità è stata rappresentata dall’ampliamento della sala stampa che ora è dotata di 540 postazioni per giornalisti oltre alle zone per l’ufficio stampa, per le telecomunicazioni e varie salette di servizio. La sala stampa è stata dedicata a Tazio Nuvolari, il grandissimo campione automobilistico e motociclistico di cui, nel 2003, ricorreva il cinquantesimo della scomparsa. È stato poi realizzato un nuovo paddock per le gare di supporto, alle spalle del paddock di F.1, con ingresso in pista sul rettilineo centrale.
A fianco dell’edificio dei box, sul lato nord, è stata costruita una nuova palazzina di tre piani nella quale trovano posto aree di ospitalità, uffici, il centro di elaborazione dati e strutture per il catering.
Il podio delle premiazioni si trova ora sopra il muretto dei box ed è collegato al primo piano del complesso box mediante una passerella.
Tra le altre modifiche figurano, l’allargamento di 4 metri della corsia box e lo spostamento del “villaggio” con i negozi, il bar e lo sportello bancario siti nell’ex padiglione festival. L’area del vecchio villaggio fa ora parte del paddock, nel quale è rimasto l’edificio del ristorante che viene utilizzato, tra l’altro, come sala per i fotografi in occasione delle manifestazioni più importanti.
È facile tratteggiare il mondo della Formula 1 all’inizio di questo secolo: una serie straordinaria di successi della Ferrari e del suo pilota Schumacher, che si sono aggiudicati tutti e cinque i titoli mondiali sia fra i Costruttori sia fra i Piloti. La Ferrari ha così conquistato nove titoli Costruttori dal 1958 (anno in cui fu istituito) e Schumacher sette.
In questi ultimi anni il Gran Premio d’Italia è stato vinto due volte da Michael Schumacher (nel 2000 e nel 2003), una volta da Juan Pablo Montoya su Williams-BMW (nel 2001), e due volte dall’altro ferrarista Rubens Barrichello (nel 2002 e nel 2004).
Le velocità intanto sono salite. Nel 2003 Michael Schumacher ha vinto alla media di 247,585 chilometri orari, mentre Rubens Barrichello, nel 2004, ha stabilito il record sul giro in gara in 1’21” 046, alla media di 257,320 chilometri l’ora.
Monza si è in tal modo riconfermata come la pista più veloce del mondo. L’autentico “tempio della velocità”.

Dopo i radicali interventi attuati nel 1989-90 e nel 2001-2002, l’autodromo ha cambiato totalmente la sua fisionomia nella zona dei box, quella che caratterizza un impianto per lo sport automobilistico.
Un grande edificio, lungo più di 250 metri, accoglie i box. Sopra si trovano la direzione corse, il centro media, sale e salette per uffici e per l’ospitalità.
Un complesso d’acciaio e vetro che, nonostante la mole, offre un’immagine di leggerezza ed eleganza.
Altrettanto gradevole sul piano estetico è il nuovo edificio per servizi dell’autodromo e per l’ospitalità, che è stato realizzato, in continuazione dei box, nel senso della corsa.
Di fronte, le tribune coperte, anch’esse, tranne quella centrale, abbastanza recenti. Un insieme che fa di Monza uno degli autodromi più belli e funzionali del mondo.

Alla fine degli anni Ottanta iniziò un’opera di radicale trasformazione dei principali impianti, che ha conferito all’autodromo l’attuale, moderno aspetto. L'ampliamento dei box e il potenziamento delle strutture per la stampa erano da tempo richieste sia dalla FISA sia dalla FOCA che, alla loro realizzazione, avevano condizionato lo svolgimento del Gran Premio d'Italia all'autodromo di Monza. Questi lavori furono possibili grazie soprattutto alla sensibilità mostrata verso il problema dalla Regione Lombardia che, attraverso lo strumento legislativo, pose le condizioni per poter attuare le migliorie richieste. Nella primavera del 1989 si poté quindi iniziare i lavori per il rinnovamento degli impianti. Il progetto complessivo dell'opera fu redatto dagli architetti Benati e Cortesi, sulla base dei suggerimenti dello staff tecnico dell'autodromo. I lavori furono eseguiti dalla Grassetto Costruzioni, in collaborazione con la Metalsigma Tunesi, che realizzò tutte le facciate e le finiture interne. Direttore dei lavori, l’ingegner Giorgio Beghella Bartoli.
La zona box fu completamente trasformata con la costruzione di un moderno edificio a due piani che si sviluppava per circa 196 metri e aveva una profondità di circa 13 metri. Gli edifici realizzati sono di suggestiva bellezza e, pur nelle loro dimensioni, si armonizzano con il parco circostante. Al riguardo, l’allora Presidente della Federazione Internazionale dell’Automobilismo, Jean Marie Balestre, disse: “Nel rispetto dell’ambiente, un edificio straordinario è stato realizzato con intelligenza, creatività e passione, un’opera che fa onore all’Italia, al campionato del mondo, allo sport automobilistico”.
Al pian terreno della costruzione vi erano 48 box, ognuno largo 4 metri, che, grazie alle pareti mobili, potevano essere raggruppati in gruppi di tre elementi ciascuno e formare 16 box larghi 12 metri ciascuno. Tutta la struttura è resistente al fuoco per la durata di 120 minuti e nei box, al piano terra, per la durata di 180 minuti.

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