Una lunga storia di passione sportiva

La leggenda vuole che sia stato un generale impeto di “patriottismo sportivo” a spingere l’Automobile Club Milano a costruire, nel 1922, l’Autodromo di Monza.

Il risultato del 1° Gran Premio d’Italia, disputato l’anno prima sul circuito semi permanente di Montichiari, nei pressi di Brescia (vittoria e secondo posto tutti francesi di Jules Goux e Jean Chassagne con le Ballot 3L) fu infatti vissuto come una cocente sconfitta dell’automobilismo italiano. Solo terza, con 10 minuti di distacco, la Fiat 802 di Louis Wagner; mentre le altre due Fiat di Sivocci e Bordino si ritirarono. L’onore andava prestamente riconquistato e una vera pista per allenamenti e prove, sul modello di Brooklands e Indianapolis, fu vista come un passo inderogabile. In realtà anche l’industria automobilistica nazionale, in rapido sviluppo, auspicava da tempo la realizzazione di un impianto permanente per ragioni tecniche e commerciali, oltre che per questioni di prestigio.

L’ancor giovane, ma già assai attivo Automobile Club Milano (fondato nel 1903), raccolse queste istanze e nel gennaio del 1922 deliberò la costruzione dell’impianto. Alla brughiera di Gallarate (dove oggi sorge l’aeroporto della Malpensa) e ad un’area nei pressi di corso Sempione a Milano, il rione periferico della Cagnola - una troppo lontana, l’altra troppo vicina alla città - venne preferito il Parco della Villa Reale di Monza, un’area recintata, prossima a Milano e ad essa ben collegata. Una società privata appositamente costituita (la S.I.A.S., che ancor oggi gestisce l’impianto) presieduta dal presidente dell’AC Milano, senatore Silvio Crespi, fu incaricata di realizzare l’opera.

Il progetto iniziale dell’architetto Rosselli, del costo preventivato di 6 milioni di lire, prevedeva una pista di velocità e una anello stradale affiancati, dello sviluppo complessivo di 14 chilometri. Alla fine di febbraio fu posta la prima pietra alla presenza, tra gli altri, del costruttore Vincenzo Lancia e del pilota Felice Nazzaro. Subito giunse però l’ordine di sospensione dei lavori da parte del sottosegretario alla Pubblica istruzione per motivi di “valore artistico, monumentale e di conservazione del paesaggio”. Si decise allora di mitigare l’impatto dell’opera con la riduzione a 10 Km dello sviluppo delle piste, e alla fine di aprile arrivò il benestare ufficiale.

I lavori iniziarono il 2 maggio con l’impegno di ultimarli entro agosto, cioè in poco più di tre mesi. Una vera sfida. Per vincerla furono dispiegati uomini e mezzi in gran numero: 2.000 operai, 200 carri, 30 autocarri ed una ferrovia Decauville di 5 Km con 2 locomotive e 80 vagoni. In 110 giorni l’autodromo fu pronto. Un record. Il 28 luglio Pietro Bordino e Felice Nazzaro percorsero la pista per la prima volta a bordo di una Fiat 570. L’inaugurazione ufficiale avvenne il 24 agosto.

Il circuito comprendeva un anello per l’alta velocità di 4,5 Km con due curve sopraelevate, di 320 metri di raggio, raccordate da due rettilinei di 1.070 metri ciascuno; la velocità massima teorica consentita era di 180/190 Km/h. La pista stradale aveva invece unosviluppo di 5,5 Km con larghezza massima di 12 metri, curve di diverso raggio, tra le quali la “curvetta” lievemente sopraelevata che raccordava i due rettifili. Le due piste si intersecavano a due livelli mediante un sottopasso nella zona del “Serraglio”. Le sette tribune potevano ospitare circa 9 mila persone; gradinate dislocate in vari punti offrivano altre migliaia di posti. Comprendendo anche i prati si arrivava ad una capienza di circa 100 mila posti, pubblico stimato presente al gran debutto monzese della corsa più attesa.

Il primo test ufficiale dell’impianto ebbe però luogo il 3 settembre con una gara riservata alle “vetturette”; ad essa seguì, l’8 settembre, il GP motociclistico delle Nazioni, mentre il 10 settembre ebbe luogo il tanto atteso 2° Gran Premio d’Italia per vetture da Grand Prix. Vinse Bordino, alla ragguardevole velocità di quasi 140 orari di media. Secondo giunse Nazzaro. Entrambi guidavano la Fiat 804, 4 cilindri 2 litri. Un trionfo con il sapore della rivincita.

Da segnalare la vittoria di Bordino anche nelle vetturette con una Fiat 501 e quelle di Ruggeri (Harley Davidson 1000), Virginio Fieschi (Douglas 500) ed Ernesto Gnesa (Garelli 350) nelle moto.

Da allora il disegno del tracciato Monzese è rimasto sostanzialmente immutato e le modifiche apportate via, via in oltre 90 anni, vanno viste come ammodernamenti e interventi finalizzati alla sicurezza. Queste modifiche hanno interessato varie parti della pista (Rettilineo centrale con nuove chicane, la curva Grande, la variante della Roggia, le curve di Lesmo, …).

Nel 1955 fu realizzato l’Anello di Alta Velocità (utilizzato per la Formula 1 fino al 1961 e per altre gare – di categorie Sport, Prototipi e Gran Turismo – fino al 1969). Recentemente è stato oggetto di un restauro conservativo che consente le visite del pubblico e il transito delle vetture: nel corso del 2015 e del 2016, ad esempio, sono transitati i partecipanti della tappa monzese della Mille Miglia. (p.r.)

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